Il reading della poetessa Alessandra Carnaroli inaugura domenica 30 novembre alle ore 11 “She got love”, omaggio grafico di Restivo e Bernini all’artista cubano-americana Ana Mendieta. In apertura, nei locali di Mezclarte (Piazza dei Mille 6, Livorno), la performance di SpazioTerrazzini “Hang in there”.
Livorno, 27 novembre 2024 – All’indomani della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile sulle donne, l’Aps Mezclar22 – che resiste e crea nel cuore del quartiere multietnico della città – propone da domenica 30 novembre negli spazi di Piazza dei Mille 6 She got love, una mostra-evento dedicata alla figura di Ana Mendieta (L’Avana 1948 – New York 1985). Artista interdisciplinare e attivista per i diritti delle donne e degli immigrati, Mendieta è divenuta un’icona della performance e del video, della body art e della fotografia, della land art, dell’autoritratto e della scultura.
Per l’occasione sarà ospite Alessandra Carnaroli, la poetessa dell’ordinario – o meglio dell’orrore quotidiano. La sua è una “non-poesia” feroce e disturbante, che dà voce alle donne vittime di violenza, ai genocidi, alle guerre e alle catastrofi ambientali. L’autrice leggerà alcuni estratti dalle sue raccolte, tra cui Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane (Einaudi, 2025), 50 tentati suicidi più 50 oggetti contundenti (Einaudi, 2021) e Fiore Fiorello freschissimo appena raccolto (Volatili, collana Minimo Storico, 2025).
Nei versi di Carnaroli si ritrova la violenza della cronaca restituita nella sua essenza più cruda e scarnificata. Le atrocità della guerra, le violenze domestiche, le volgarità del quotidiano vengono descritte senza mai distogliere lo sguardo, in una oggettività che nasce dall’impietosa messa a fuoco delle parole e trova sfogo solo in una fredda ironia o in un feroce sarcasmo. Cambiano gli scenari – dall’Ucraina a Gaza, dai femminicidi alle alluvioni – ma a unirli è la vulnerabilità degli esseri umani e la loro incessante capacità di generare disastri. L’orrore insostenibile è l’altra faccia della banalità del quotidiano: tra madri poco materne, paesi allagati e vittime innocenti, si intravede una folla simile a noi, da cui non possiamo illuderci di essere separati.
Le parole taglienti della poetessa introducono così She got love, mostra tributo ad Ana Mendieta – in sede permanente negli spazi di Mezclarte per tutto il mese di dicembre. Il titolo riprende la scritta realizzata dall’artista nel 1974 (Untitled, Blood Writing) su una saracinesca industriale bianca, utilizzando vernice rossa. In Mendieta confluiscono linguaggi molteplici, fusi in un alfabeto personale, magico e poetico, politico e progressista, volto a raccontare l’identità femminile dalle radici cubane alla contemporaneità. La sua opera indaga temi come l’individuo, i generi, la vita e la morte, la violenza e l’amore, il sesso e la rinascita. Il corpo dell’artista si fonde con la natura in una ricerca delle origini personali e collettive, alla scoperta di un’energia cosmica in cui convivono umano, naturale e divino.
Per l’occasione Giulia Bernini, in arte Oblo Creature, presenta Siluetas, cinque opere a smalto su carta che richiamano l’iconica silhouette femminile impressa nella “madre terra”, disegnata con sassi, fiori e sangue – elemento distintivo della produzione di Mendieta. Arte, vita e morte si compenetrano: alle sagome della Bernini si aggiunge la serie Sweating Blood, i ritratti di Valentina Restivo estratti dall’omonimo film del 1973, un corpus di opere che Mendieta realizzò in seguito allo stupro e all’omicidio della studentessa Sara Ann Otten nel campus dell’Università dell’Iowa, dove l’artista studiava.
Nei ritratti tratti da Sweating Blood, il sangue inizia a scorrere lentamente sul volto dell’artista: un gesto che contiene in sé il sacro – sgorga dalla testa come in un miracolo, mentre gli occhi restano chiusi – ma anche le implicazioni profonde e dolorose del sangue come ferita.
Alle ore 11, in dialogo con l’esposizione, andrà in scena la performance Hang in there, ideata dalla coppia di danzatori-artisti di SpazioTerrazzini, Ellie Bishop e Lorenzo Covello. La performance, della durata di 15 minuti, utilizza un oggetto quotidiano per raccontare le tracce che l’incontro con l’altro lascia su di sé e la resistenza necessaria per mantenere la propria identità.